1839-2009. Dalla Relazione di Macedonio Melloni alla svolta di Akio Morita (Come dire, dal dagherrotipo all’acquisizione digitale di immagini. E consecuzioni), di Maurizio Rebuzzini; prefazione di Giuliana Scimé; FOTOgraphiaLIBRI, 2009 (Graphia, via Zuretti 2a, 20125 Milano; 02-66713604; www.FOTOgraphiaONLINE.it); 160 pagine 15x21cm, con 263 illustrazioni; 24,00 euro.

Retrovisione che osserva il passato della fotografia, per decifrarne il presente. Dopo le origini, quattro momenti hanno cambiato l’espressione e il linguaggio: a seguito delle invenzioni della Box Kodak, della Leica, della fotografia a sviluppo immediato (polaroid) e dell’acquisizione digitale di immagini. Strani eventi, che si permettono il lusso di accadere.
Non si tratta di una storia della fotografia dettagliata, ma di una visione particolare e personale di alcuni suoi accadimenti, identificati per l’alto valore delle proprie proiezioni sul linguaggio espressivo e le componenti sociali. Come specifica Giuliana Scimé in prefazione, e come si legge trasversalmente alle pagine, a partire dalle presentazioni esplicite e dichiarate, tutte svolte senza ritorno.
In occasione del centosettantesimo anniversario della nascita della fotografia (1839-2009), e in sostanziale coincidenza di date con la prima relazione pubblica italiana sul dagherrotipo, di Macedonio Melloni, il dodici novembre, dai giorni delle origini si individuano quattro tappe fondamentali e discriminanti, che da tecnologiche si sono proiettate sul linguaggio e l’espressività, con quanto ne è conseguito e ancora consegue: la Box Kodak, di George Eastman (1888), a partire dalla quale la fotografia ha smesso di essere soltanto autoreferenziale, per approdare all’osservazione della vita nel proprio svolgersi (e altro ancora); la Leica, di Oskar Barnack (1913-1925), dalla cui versatilità di impiego siamo soliti datare l’idea di istantanea e i princìpi del fotogiornalismo; la fotografia a sviluppo immediato, di Edwin H. Land (Polaroid, 1947 e 1948), le cui successioni sociali e creative hanno impreziosito il secondo Novecento, e oltre; e, infine, l’acquisizione digitale di immagini, avviata da Akio Morita, presidente Sony (1981), dalla quale è partita la rivoluzione forse più sconvolgente di tutto il percorso fotografico. La fotografia digitale ha escluso la sensibilità chimica alla luce, per adottare quella elettronica: e la differenza non è certo piccola.


1839-2009. Dalla Relazione di Macedonio Melloni alla svolta di Akio Morita / Come dire, dal dagherrotipo all’acquisizione digitale di immagini. E consecuzioni è composto da nove capitoli, più quattro di contorno.


Svolte senza ritorno è la prefazione di Giuliana Scimé. Istruzioni all’uso è la doverosa introduzione.


2009. Ricordando la finestra di Gras, di Joseph Nicéphore Niépce, del 1826-27, che si conteggia come la prima fotografia in assoluto della storia, è un doveroso ricordo e omaggio.


1839. Dal sette gennaio al dodici novembre commenta le vicende originarie del 1839, all’indomani dell’annuncio del dagherrotipo, il sette gennaio.
Relazione intorno al dagherrotipo. Letta alla Reale Accademia delle Scienze nella tornata del 12 novembre 1839 da Macedonio Melloni.


1839. Fotogenico disegno. All’indomani dell’annuncio del dagherrotipo, del sette gennaio, William Henry Fox Talbot vanta e rivendica la priorità dei propri esperimenti.


1888. Box Kodak, la prima. Nel 1888, la Box Kodak, con la quale nasce il marchio di fabbrica (Kodak / Eastman Kodak), stabilisce una linea spartiacque, anzi di più.


1913-1925. L’esposimetro di Oskar Barnack. Non leggenda, ma storia, anzi Storia. L’involucro portapellicola 35mm a doppia perforazione, di origine cinematografica, realizzato da Oskar Barnack, nel 1913 (1914), che oggi conteggiamo UR-Leica, nacque per essere utilizzato come esposimetro a rimando.


1947 (1948). Ed è fotografia, subito. 21 febbraio 1947: nasce la fotografia a sviluppo immediato. Necessaria in molte applicazioni, l’immagine che compare una manciata di secondi dopo lo scatto è congeniale alla manifestazione della creatività individuale.


1981. La svolta di Akio Morita. Dopo quasi centocinquanta anni di fotografia chimica, con pellicola fotosensibile, Sony introduce un princìpio nuovo e innovativo, che si è manifestato negli anni immediatamente a seguire.


2009. Io sorrido, lui neanche un cenno. Non soltanto Sony vanta la paternità della svolta digitale della fotografia. In un’offerta commerciale vasta ed eterogenea, per quantità e qualità di prodotti, si distingue per una particolare interpretazione del mercato e avvolgimento del cliente (potenziale).
Le paternità sono ormai certe. Per riconoscimento ufficiale e assodato, la fotografia ha quattro padri: Joseph Nicéphore Niépce, Louis Jacques Mandé Daguerre, William Henry Fox Talbot e Hippolyte Bayard. E poi, sir John Frederick William Herschel.


2009. Alla fin fine. Centosettanta anni dopo.