Memento  

Memento

 
 

Regia di Christopher Nolan

 
 

Cast: Guy Pearce, Carrie-Anne Moss e Joe Pantoliano

 
 

Titolo originale: Memento

 
 

Stati Uniti; 2000

 
 
     
   
 

Memento

 
 

Certamente, il film Memento, di Christopher Nolan, del 2000, è uno dei cult trasversali dei nostri tempi, che attraversa anagrafi diverse ed esperienze individuali altrettanto differenti: a ciascuno, le proprie. Un poco lo si deve alla fama del controverso regista londinese, altro (tanto) dipende dalla particolare costruzione cinematografica del film, del quale il regista è anche sceneggiatore. Subito, rilevo che la confezione Dvd di Memento comprende due versioni del montaggio: una è quella propria del film, l’altra è cronologica e consequenziale.

La semplifico così, perché il montaggio è qualcosa di più, è molto di più, e definisce una personalità cinematografica di straordinaria grandezza. Memento non scorre linearmente da un inizio alla conclusione, ma parte dalla fine per tornare indietro con avvincenti e disorientanti (va detto) passaggi continui indietro e avanti, che si incrociano, intersecano e attraversano. E questo è il cinema.

Oltre i propri consistenti meriti, che lo proiettano nell’Olimpo della cinematografia dei nostri tempi, Memento ha un retrogusto fotografico, sul quale mi soffermo. Interpretato da un convincente e allettante Guy Pearce, Leonard Shelby è un californiano che per un incidente ha perso la facoltà di memoria breve. Cerca di rintracciare l’assassino della moglie, ma è oggettivamente limitato dalla sua deficienza. Dunque, è costantemente e perennemente armato di Polaroid 680, con la quale scatta continuamente fotografie che scandiscono la sua giornata e i suoi incontri.

Fotografa tutto e tutti, perché proprio non ha modo di ricordare nulla di quello che ha appena fatto. Per dirne una, la sua discontinuità lo porta a dimenticare una persona con la quale ha parlato, se questa esce dalla stanza. Deve fotografarla, annotando sul bordo bianco di chi si tratta (sul fronte) e le sue impressioni e considerazioni al proposito (sul retro). Così facendo, edifica una mappa esistenziale, fisicamente appesa a una parete della sua stanza in motel, sulla quale traccia linee di collegamento e consecuzioni temporali della sua indagine.

Ancora, si fa tatuare sul corpo riflessioni, considerazioni e attenzioni che compongono quello che dovrebbe essere il suo bagaglio di esperienze esistenziali: al rovescio, in modo da poterle leggere allo specchio.
Pur senza rivelare nulla che possa compromettere la corretta visione a coloro i quali ancora non avessero visto il film, e volessero vederlo, non posso soprassedere su una delle ovvietà di sceneggiature del tipo. Non tutto scorre liscio, e nella vicenda si intromette qualcuno che approfitta del suo oblio, per manipolarne l’azione.

 
 

Maurizio Rebuzzini