Sky Captain and the World of Tomorrow  

Sky Captain and the World of Tomorrow

 
 

Regia di Kerry Conran

 
 

Cast: Gwyneth Paltrow, Jude Law e Angelina Jolie

 
 

Titolo originale: Sky Captain and the World of Tomorrow

 
 

Stati Uniti, Regno Unito e Italia; 2004

 
 
     
   
 

Sky Captain and the World of Tomorrow

 
 

Tutto svolto in toni ombrosi, che da un originario bianconero sfumano in un sofisticato viraggio seppia, per approdare infine a un colore comunque sia cupo, il film riprende e ripropone i connotati formali del fumetto (di Alex Raymond?), dal quale trae ispirazione. Anche la sceneggiatura ha debiti di riconoscenza con il fumetto statunitense di metà Novecento, soprattutto nelle proprie visioni apocalittiche e nelle proprie soluzioni individuali (l’intrepido eroe che salva il mondo), con tanto di uso di armi speciali (pistole a raggi, piattaforme aeree segrete e contorni).

La combinazione visiva tra l’Empire State Building e il Radio City Music Hall, che entra presto in scena, delinea e definisce la scenografia Art Deco del film, che si allunga alla 35mm a telemetro Argus C2, in produzione dal 1938 al 1942 (il film è appunto ambientato alla fine degli anni Trenta): citazione di buon garbo. La macchina fotografica è tra le mani della giornalista Polly Perkins (l’attrice Gwyneth Paltrow), ex fidanzata di Joseph “Sky Captain” Sullivan (l’attore Jude Law), l’intrepido asso dell’aviazione americana chiamato a risolvere i portentosi avvenimenti che stanno sconvolgendo il mondo, invaso da giganteschi robot-killer.

Al primo impatto con le macchinazioni del terribile Totenkopf, la giornalista deve abbandonare precipitosamente il proprio bagaglio, rullini compresi. E qui si delinea il particolare motivo conduttore della combinazione fotografica di Sky Captain and the World of Tomorrow. Ogni volta che Polly Perkins punta l’obiettivo sugli avvenimenti eccezionali ai quali assiste, desiste per risparmiare gli scatti: ha soltanto due fotogrammi ancora in macchina, e dunque si trattiene in attesa di qualcosa che sia ancora più clamoroso («Che fai, non fotografi?»; «Mi restano soltanto due scatti, ancora. Chi sa cosa ci aspetta ancora»). Addirittura, durante una corsa precipitosa spreca involontariamente un fotogramma: «Mentre correvamo, ho fotografato il suolo. Mi resta soltanto uno scatto, adesso. Solo uno scatto!».

Polly Perkins alza la Argus C2 per fotografare l’astronave nella quale i robot stanno caricando coppie di animali da salvare dalla distruzione della Terra (moderna Arca di Noè); ma desiste ancora. Sky Captain è perplesso: «Credi davvero di trovare qualcosa di più importante di tutte le creature della Terra che vengono trasferite in coppia all’interno di un’astronave?».

Ovviamente, Sky Captain salva il mondo, distruggendo l’astronave e il centro di controllo del perfido Totenkopf. Qui il film si rischiara finalmente in un colore solare, che rappresenta l’alba di una nuova era. Polly Perkins punta il suo obiettivo e sullo schermo si visualizzano le sue inquadrature: esplosione dei laboratori dove è stata consumata la nefasta macchinazione, sole che sorge dal mare e altre idilliache visioni. È l’ultimo scatto: ecco che la Argus C2 si sposta a lato, per inquadrare il ritratto di Sky Captain, amato salvatore.
«Polly, tu!». «Va bene... Non occorre che tu dica nulla».
«Il copriobiettivo». Fine.

 
 

Maurizio Rebuzzini