Vicky Cristina Barcelona  

Vicky Cristina Barcelona

 
 

Regia di Woody Allen

 
 

Cast: Scarlett Johansson, Javier Bardem e Penélope Cruz

 
 

Titolo originale: Vicky Cristina Barcelona

 
 

Spagna e Stati Uniti; 2008

 
 
     
   
 

Vicky Cristina Barcelona

 
 

La storia è semplice e moderna: passando l’estate a Barcellona, anche grazie alla conoscenza dell’artista Juan Antonio (l’attore Javier Bardem) e della complicata moglie Maria Eléna (Penélope Cruz), le statunitensi Vicky (Rebecca Hall), romantica e sul punto di sposarsi, e Cristina (Scarlett Johansson), esuberante e in cerca di stimoli, riscoprono loro stesse.

Trama scontata, svolta con dialoghi brillanti, soprattutto ricchi di spunti e riflessioni sulla fotografia e la sua arte.

Voce narrante fuori campo: «Cristina, in cerca di un modo per potersi esprimere, vagava per le strade di Barcellona sperimentando la sua ultima passione, la fotografia».

E poi, un dialogo.
Cristina: «Io ho dovuto, purtroppo, affrontare il fatto che non sono dotata, ecco, io so apprezzare l’arte e adoro la musica, ma è triste in realtà, perché io sento di avere molto da esprimere, solo che non sono dotata».
Maria Eléna: «Ma tu hai talento».
Cristina: «E qual è il mio talento?».
Maria Eléna: «Fai bellissime fotografie».
Juan Antonio: «È vero, fa sempre fotografie, che poi mi nasconde».
Cristina: « È perché non valgono niente. Come sai che faccio fotografie?».
Ancora la voce narrante fuori campo: «Il giorno seguente, Maria Eléna andò in giro a fare fotografie insieme a Cristina. Aveva un occhio formidabile, conosceva bene l’arte della fotografia e insegnò a Cristina molte cose sull’estetica e sulle sottigliezze dell’inquadratura. Le consigliò di sbarazzarsi della macchina digitale e di usarne una tradizionale. Le disse quanto fosse importante avere una camera oscura e si offrì di installarne una in cantina e di insegnarle le tecniche per sviluppare e stampare. Fotografarono di tutto, da cagnolini dall’aria scema a bambini imbronciati. Ma il soggetto migliore era Maria Eléna stessa».

 
 

Maurizio Rebuzzini